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Fondi pensione // Pensioni

Tfr, Fondi Pensione e riarmo: riparte la giostra dei capitali. 5 aprile appuntamento a Roma in piazza Ss. Apostoli

Roma,

Nei primi anni 2000 la USB lanciava l’allarme: c’era la possibilità che le risorse raccolte dai Fondi Pensione, ovvero il TFR dei lavoratori, potessero essere utilizzate per finanziare le guerre che in quel momento sconvolgevano Iraq e Afghanistan.  In parlamento si apriva la discussione sulle nuove norme di disciplina dei Fondi, approvate con la cosiddetta legge Maroni, legge delega 243/2004.

Oggi cambia il contesto di guerra ma l’allarme resta, ancora più grave a fronte dei progetti di riarmo da parte dell’Unione Europea.

In un articolo Fatto Quotidiano.it del 24 marzo, si riportano gli investimenti di alcuni importanti Fondi pensione europei che, come scrive Mauro Del Corno, trovano nella politica di riarmo dell’Unione Europea un’occasione per lauti guadagni, giustificata dall’ipocrita “lotta per la democrazia”.

La ricerca del miglior investimento e del più alto profitto va di pari passo con le politiche di riarmo che fanno decollare gli investimenti su società come Leonardo, uno dei principali attori dell’industria bellica mondiale, le cui azioni sono cresciute a dismisura assicurando lauti profitti agli investitori.

I Fondi pensione italiani investono all’estero oltre 80 miliardi, proprio in cerca di guadagni che il sistema borsistico ed azionario del nostro Paese non riesce a garantire.

Le bugie sulla tenuta del sistema pensionistico pubblico, il meccanismo del silenzio assenso con il quale si forza l’adesione ed il conferimento del TFR ai Fondi Pensione e le norme contenute nei rinnovi contrattuali, sotto la voce Welfare aziendale, sono gli strumenti che rendono i lavoratori involontari del riarmo e del finanziamento delle guerre.

Un meccanismo legittimato dalla libera circolazione di capitali e dall’impossibilità di controllo degli investimenti da parte dei lavoratori, effettuati per conto dei Fondi pensione dalle società di gestione del risparmio e delle banche, queste ultime con i forzieri pieni degli extra profitti legati anche all’economia di guerra.

I limiti imposti agli investimenti sulle armi come le mine anti uomo, il fosforo bianco o le bombe a grappolo non sono sufficienti a garantire che il TFR conferito ai Fondi non venga utilizzato per finanziare imprese legate al sistema di riarmo.

L’unico mezzo per i lavoratori di non sostenere l’economia di guerra, rendendosi complici involontari di massacri come quello palestinese è il rifiuto generalizzato di aderire ai Fondi pensione, strumenti di garanzia solo per il sistema azionario e l’accumulazione finanziaria dei capitali.

Il 5 aprile, in piazza Ss. Apostoli a Roma dove USB ha organizzato una grande iniziativa pubblica contro il riarmo, diremo ancora una volta no ai Fondi pensione e ai Fondi sanitari: basta speculazione ed economia di guerra, vogliamo il rilancio della previdenza e della sanità pubblica.

 

USB Pensionati