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Editoriali // Trasporti

Le lotte dei trasporti e le regole saltate

Nazionale,

L’approvazione da parte dell’assemblea dei lavoratori in sciopero ad oltranza di MLE Bcube di Malpensa dell’accordo sottoscritto ieri alla prefettura di Varese è un passaggio importante perché sancisce come il coraggio e la determinazione dei lavoratori, che sono andati oltre le regole che soffocano lo sciopero nei trasporti da 30 anni, possa riaprire positivamente persino un contratto nazionale. Una lotta che nasce dallo sciopero nazionale di tutti gli Handlers del 9 febbraio con adesioni importanti in tutta Italia.

Lunedì 12 febbraio si è svolto il primo sciopero di tutto il personale ferroviario per reclamare una trattativa contrattuale basata su una piattaforma discussa dalla base che punti ad aumenti salariali adeguati e alla salvaguardia delle norme poste a tutela della salute e sicurezza di lavoratori e utenti.

Lo stesso giorno, il personale addetto alla manutenzione di RFI ha scioperato compattamente con un’adesione tra il 65 e 85% contro l’accordo specifico sottoscritto dalle segreterie nazionali senza alcun mandato da parte dei lavoratori, che smantella la normativa e la turnazione in un settore che ha pagato un altissimo tributo di sangue in termini di omicidi sul lavoro.

Il 24 gennaio si è svolto un altro sciopero fortemente partecipato di 24 ore del trasporto pubblico locale contro le privatizzazioni, contro gli appalti e per rilanciare la piattaforma per un vero rinnovo del contratto nazionale.

Un insieme di buone lotte di categorie dei trasporti che hanno alla base problemi comuni, ovvero la cancellazione di qualsiasi regola del gioco di libera rappresentanza dei lavoratori e la presenza di una legge che da 30 anni limita fortemente il diritto di sciopero.

Infatti, è diventata una prassi da parte di Cgil, Cisl e Uil procedere alla sottoscrizione di contratti nazionali e di accordi aziendali bypassando qualsiasi confronto con i lavoratori. Questo dato accomuna il contratto degli handler, una delle principali aree contrattuali del trasporto aereo, all’accordo che smantella la normativa della manutenzione ferroviaria e a quanto accaduto nel caso eclatante di ITA.

Così come oramai non si discutono più le piattaforme contrattuali né si indicono assemblee per verificare il mandato da parte delle categorie, aprendo subito le trattative con le controparti come avvenuto puntualmente per il rinnovo del contratto delle attività ferroviarie e del trasporto pubblico locale.

Per non parlare delle rappresentanze aziendali, con la progressiva scomparsa delle RSU, ormai ridotte a veri e propri panda nei trasporti, il proliferare di cooptazioni di amici degli amici e la sempre più sfacciata limitazione della rappresentanza alle sole organizzazioni firmatarie dei contratti nazionali.

Un deficit clamoroso di nesso democratico tra rappresentanti e rappresentati, con i primi che vengono di fatto scelti dalle aziende sulla base della loro “compatibilità” o “complicità” e imposti ai secondi, relegati a gregge da tosare o gestire a seconda dei casi.

Una situazione ulteriormente appesantita dal fatto che su tutti i settori dei trasporti grava una legge antisciopero tra le più penalizzanti in Europa, la quale, nel nome del diritto costituzionale alla mobilità della cittadinanza, di fatto offre su un piatto d’argento alle aziende gli strumenti per limitare fortemente la possibilità del conflitto e colpire chi si ribella. Tanto è vero che laddove i lavoratori rompono questo giogo, come nel caso di Malpensa, i risultati riescono ad arrivare. Che poi è il vero motivo che muove il Ministro Salvini a condurre una sciagurata crociata per l’ulteriore riduzione del diritto di sciopero, al momento messa in pausa dopo il nostro atto di disobbedienza comunicato al Ministro a dicembre scorso.

USB non solo sostiene sul campo queste lotte delle proprie strutture ed è grato a tutti i lavoratori e lavoratrici che oggi si mettono in gioco, convinto ancora di più nel suo percorso di connessione delle lotte e della confederalità del sindacato.

Liberarsi dei monopoli sindacali, riappropriarsi del diritto di scegliere da chi farsi rappresentare e riprendere in mano il diritto allo sciopero e alla lotta è un passo obbligato per avviare rivendicazioni future degne di questo nome.